03/11/2021 - Donne e sport: parità e uguaglianza

Kathrine Switzer è stata la prima donna a correre la maratona di Boston, nonostante il divieto imposto alle donne di partecipare alla gara. Lei riuscì a farlo con uno stratagemma: non rivelò il proprio genere, si iscrisse usando solo le sue iniziali.
L’ufficiale di gara cercò di impedirle di tagliare il traguardo ed entrò nella storia.

Le donne hanno combattuto per l’uguaglianza nel corso della storia. Nello sport, in particolare, alle donne una volta non era nemmeno permesso di guardare i Giochi Olimpici. Dopo aver finalmente potuto partecipare agli sport, le donne hanno dovuto sottoporsi a test di genere per assicurarsi che non fossero uomini che cercavano di imbrogliare il sistema.  Ad oggi, le atlete hanno ancora una copertura mediatica significativamente inferiore e diversa rispetto alle controparti maschili.

Scheadler e Wagstaff  nel 2018 hanno effettuato uno studio volto esaminare come l’aumento dell’esposizione mediatica allo sport femminile influenzi un atteggiamento positivo verso lo sport femminile e una riduzione delle discriminazioni di genere. Ne riportiamo qui un piccolo estratto tradotto e rimandiamo all’articolo completo in inglese per chi volesse approfondire.

Miglioramenti nella parità di genere nello sport

Sebbene le donne abbiano affrontato molte sfide nel corso della storia, si sono avvicinate sempre più al raggiungimento dell’uguaglianza di genere e tali progressi non possono essere ignorati, rimango sicuramente della aree di miglioramento.
Le Olimpiadi di Londra 2012 hanno visto rappresentato, per la prima volta nella storia, un numero uguale di sport per le donne e per gli uomini. In seguito all’espansione degli sport femminili, molti paesi come gli Stati Uniti hanno registrato una grande crescita del numero di donne olimpioniche: così grandi che le donne olimpioniche degli Stati Uniti hanno superato gli uomini olimpici statunitensi e hanno guadagnato più medaglie, tra cui più medaglie d’oro, per gli Stati Uniti. I Giochi del 2012 hanno offerto opportunità tutti i paesi coinvolti tanto che ogni singolo paese partecipante, per la prima volta in assoluto, aveva almeno una donna rappresentante la propria nazione ai giochi.

Esiste ancora una disuguaglianza di genere negli sport?

Nonostante i miglioramenti nel raggiungimento dell’uguaglianza di genere nello sport, le atlete affrontano ancora numerosi ostacoli. I media, ad esempio, presentano sport come se esistessero sport maschili (ad esempio, il calcio e l’hockey su ghiaccio) e femminili (es. Ginnastica e pattinaggio artistico), il che rende è più difficile rompere le tradizionali barriere di genere e permettere alle donne di partecipare agli sport “maschili” e agli uomini agli sport “femminili”.

In effetti, molte atlete sono accettate dalla società e ricevono una copertura mediatica solo se partecipano a sport tradizionalmente femminili. Se una donna osa partecipare a uno sport maschile, la sua sessualità viene ancora oggi messa in discussione. I media tendono a ignorare i risultati atletici delle donne concentrandosi sul loro aspetto fisico, sulle vite private, sulla femminilità e sulla sessualità, anche se raggiungono imprese sportive più impressionanti.

Spesso capita ancora che i canali mediatici scelgano di mostrare immagini con diverse prospettive e inquadrature mettendo in mostra non tanto il gesto atletico quanto il corpo femminile, soprattutto in alcuni sport, come il beach volley ad esempio. L’enfasi sul loro corpo e sulla sessualità potrebbe mettere a rischio donne e ragazze per l’ansia e la paura. Le donne che sperimentano l’enfasi mediatica di qualità attraenti hanno maggiori probabilità di sperimentare anche anoressia, bulimia, insoddisfazione del corpo e una spinta alla magrezza.

Queste disuguaglianze possono sembrare minime per alcuni, ma è comunque una discriminazione.

Esposizione mediatica di sport femminili

La disuguaglianza di genere, come notato, ha molte conseguenze negative per le atlete. Gli sport femminili sono spesso percepiti come meno eccitanti e più lenti degli sport maschili. I media contribuiscono a consolidare questa credenza non offrendo agli sport delle donne molta copertura, riducendo al minimo la frequenza con cui gli appassionati di sport vedono gli sport femminili. Infatti, meno del 10% dei media sportivi copre gli sport femminili e meno del 2% dei media sportivi copre gli sport femminili che sono considerati maschili (es. hockey o football americano).

Anche se i Giochi olimpici stanno offrendo lo stesso numero di sport per le donne che per gli uomini, i Giochi olimpici mostrano anche una copertura ineguale attraverso le loro reti. Ad esempio, la squadra di basket femminile degli Stati Uniti ha vinto la quinta medaglia d’oro consecutiva nel 2012, ma ha ricevuto meno di mezzo minuto in prima serata mentre la squadra maschile che ha vinto la seconda medaglia d’oro consecutiva ha ricevuto circa mezz’ora di copertura temporale nella stessa fascia oraria.

Lo studio di Scheadler e Wagstaff ci aiuta a capire quali strade possibili ci sono per migliorare questi aspetti e lascia delle indicazioni al personale sportivo (ad esempio, allenatori, emittenti dei media sportivi, amministratori, ecc.) su come promuovere lo sport delle donne.

Visto che lo sport è da sempre un veicolo importante di valori e principi, ci auguriamo che la strada che porta alla “non discriminazione” possa passare anche di qua.

rticolo originale e bibliografia: http://thesportjournal.org/article/exposure-to-womens-sports-changing-attitudes-toward-female-athletes/

 


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